emilianocribari

"La vita minima" (AnimaMundi, 2020)


Alcune poesie tratte dal libro:

me lo dicono il gambo di una rosa,
un filo d’erba nell’asfalto
che anche questa vita
fatta di poco
è solo l’illusione
di una vita minima

-

vado
dove una foglia cade
e fa tremare

-

poveri i bambini
senza l’odore di letame
nel cuore

-

di notte ho lo sguardo sbarrato
che conta il buio
ho dolore agli occhi,
alla testa
ho caldo
mi divora l’inquietudine
sono un cadavere
che non sa stare sdraiato

-

forse Campana camminava
a braccia incrociate
il passo svelto e sicuro
le pupille dilatate
i sensi tesi
a stanare anche soltanto
una parola
3 agosto 1916
Rina Faccio arranca e domanda
ma Dino non si volta
fiuta l’instabile
pista inforestata
(le felci, come le poesie,
hanno bisogno dell’ombra)
da chi è braccato?
da chi mi sento braccato?
i panni stesi di Tiara annunciano
l’Appennino
questi boschi hanno gli umori
del poeta
placano e affogano
ad ascoltarli offrono i sorrisi
delle volpi
le carezze delle poiane

-

Sull’Appennino c’è il mare:
lo porta il vento tra gli aghi di pino
quando inizia la primavera.
L’Appennino è un rudere
divorato dai rovi.
Un crinale spellato,
una vetta sbucciata.
Una ruga di rocce,
un corrimano di ginestre odorose.
Un cielo di nuvole irruenti
che colano sui boschi.
L’Appennino è un dubbio,
una risposta che volge al no.
Una cosa storta e barcollante.
Ha monti che si chiamano Tiravento
e Zuccherodante.
E croci senza pellegrini.
L’Appennino è una bottega
chiusa per delusione.

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https://www.emilianocribari.it/la_vita_minima_animamundi_2020-w6392

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